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Il sole era sceso quasi al livello dell'orizzonte quando la Treasure prese il largo da sud-est. Il ponte vibrava ancora del ricordo della sabbia sotto le chiglie, ma ormai il mare aveva ripreso possesso della nave. Reven fece portare il tavolo da carteggio al centro del ponte principale, sotto la tesa della vela di trinchetto. Non voleva che la discussione rimanesse chiusa nella cabina del capitano: questa volta tutti dovevano vedere, tutti dovevano capire. La ciurma si radunò in un semicerchio naturale, alcuni seduti sulle casse, altri in piedi con le braccia conserte, il cuoco appoggiato al barile dell'acqua dolce con il mestolo ancora infilato nella cintura.
Draymor posò di nuovo la bussola al centro del tavolo. L'ago, invece di stabilizzarsi, riprese a muoversi con lentezza esasperante, descrivendo archi irregolari che sembravano seguire un ritmo tutto loro.
Reven srotolò la grande pergamena accanto alla bussola. La mappa non era come le altre che avevano visto fino a quel momento: non c'erano coste delineate con precisione, né nomi di isole o profondità segnate in inchiostro sbiadito. C'erano solo linee curve, alcune spesse come corde tese, altre sottili come capelli, che si intrecciavano formando una sorta di mandala asimmetrico. Al centro, un piccolo cerchio vuoto. E tutt'intorno, minuscoli segni che sembravano stelle, ma ruotate di angolazioni strane.
«Guardate l'ago» disse Finn, rompendo il primo silenzio. Si chinò fino ad avere il naso quasi a contatto con il cristallo. «Ogni volta che completa un arco, la linea più spessa sulla mappa si illumina per un istante... o forse è solo il riflesso del sole che tramonta.»
Mara inclinò la lanterna da poppa che aveva portato per sicurezza. La luce arancione cadde sulla pergamena e, per un secondo, una delle linee curve sembrò davvero brillare di un tenue color ambra prima di spegnersi.
Jared fischiò piano tra i denti. «Sta rispondendo. La mappa sta rispondendo alla bussola.»
Loris, che fino a quel momento era rimasto in disparte con la sua solita aria di chi ha già visto tutto e non si stupisce di niente, fece un passo avanti. «O è la bussola che risponde alla mappa. Provate a ruotarla.»
Reven esitò solo un istante, poi prese la bussola tra le mani con delicatezza, come se fosse un uovo di qualche creatura sconosciuta. La girò piano di novanta gradi a destra.
L'ago sobbalzò, come disturbato nel sonno, poi riprese il suo moto circolare... ma stavolta più veloce, e la traiettoria si fece più stretta, quasi un vortice. Contemporaneamente, sulla mappa, il cerchio centrale si riempì di un tenue alone dorato, e da esso partirono quattro linee rette che si diressero verso i bordi della pergamena, fermandosi esattamente dove finiva la carta.
«Quattro direzioni» mormorò Draymor. «Quattro possibili rotte.»
Finn tracciò con l'indice le linee appena apparse. «Nord-est, sud-ovest, ovest-nord-ovest... e una quarta che punta dritta verso... il nulla. Almeno sulla carta.»
Il cuoco, che raramente parlava se non per lamentarsi del rancio, indicò con il mestolo la linea che sembrava terminare nel vuoto. «Quella è la rotta che segue l'ago adesso. Guardate.»
Avevano ragione. L'ago si era stabilizzato, indicando con precisione ostinata proprio quella direzione apparentemente priva di senso: un punto indefinito oltre l'orizzonte occidentale, dove il cielo si fondeva con il mare in una striscia color piombo.
Reven alzò lo sguardo sulla ciurma. «Qualcuno ha un'opinione sensata sul perché dovremmo seguire una linea che finisce fuori dalla mappa?»
Silenzio. Poi Jared scrollò le spalle con il suo solito sorriso storto. «Perché l'ultima volta che abbiamo seguito qualcosa che non aveva senso sulla carta... abbiamo trovato una caverna piena d'oro e una porta che si apriva con una chiave che non sapevamo di cercare.»
Un paio di risate basse percorsero il cerchio. Anche Loris, controvoglia, annuì.
Draymor si schiarì la voce. «Allora è deciso. Manteniamo questa rotta. Turni di quattro ore, occhi aperti giorno e notte. Se la bussola cambia idea, cambiamo rotta con lei. Se appare un'isola, una nave, un mostro marino o una tempesta con gli occhi... voglio saperlo immediatamente.»
Reven arrotolò con cura la mappa e la legò con lo stesso cordino di cuoio che aveva usato per tenerla sottobraccio nella caverna. «Un'ultima cosa» aggiunse, alzando la voce perché arrivasse fino all'albero di maestra. «Quello che abbiamo preso dalla caverna non è nostro. Non ancora. È... in prestito. Se la bussola ci sta guidando da qualche parte, forse vuole indietro qualcosa. O forse vuole darci qualcosa di più grande. In entrambi i casi, non abbassiamo la guardia.»
La ciurma annuì, alcuni portandosi istintivamente la mano al petto o alla cintura.
Mentre il sole spariva definitivamente e le prime stelle cominciavano a bucare il cielo, la Treasure continuò a scivolare silenziosa verso ovest-nord-ovest, seguendo l'ago che non voleva saperne di puntare al nord.
Sopra il tavolo da carteggio, la buss
ola continuava il suo lento girotondo.